Padre Michel, ormai anziano e malato, sentiva avvicinarsi l'incontro con il suo Signore, dopo averlo cercato e servito per tutta la vita (Esercizi Spirituali nn.186 - 187). Sessantun'anni prima era entrato nella Compagnia di Gesù e da quel momento ripeteva ogni sera l'esame di coscienza, preghiera che gli avevano insegnato per scorgere il passaggio e la presenza di Dio nella giornata trascorsa (Esercizi Spirituali nn. 24-31).
La vocazione
Gli sembrava giunto il momento di estendere la verifica all'intera sua esistenza. Nel silenzio della cappellina che ormai raggiungeva a fatica iniziò l'esame di vita a partire dall'età di 20 anni. A quel tempo sentiva una non meglio identificata chiamata vocazionale. Un casuale incontro con un padre gesuita e la partecipazione ad un gruppo biblico gli avevano toccato il cuore, tanto che sentiva una propensione per la Compagnia.
Inizialmente aveva tentato di capire da solo cosa stava muovendosi in lui: divorò con voracità intellettuale la Storia della Compagnia del padre Tacchi-Venturi. Decise anche di leggere il più importante fra gli scritti di S. Ignazio, il libro degli Esercizi Spirituali, ma la lettura di questo testo gli risultava ostica, pesante, qualche parte gli faceva addirittura paura. Intuiva che da solo non ce l'avrebbe fatta, così si affidò ad una guida spirituale. Da quel momento in poi tutto risultò più comprensibile, e presto entrò in noviziato. Lì capì che non era la lettura, bensì la pratica degli Esercizi Spirituali a dare i mezzi adeguati, il tempo necessario e la possibilità di mettere in chiaro la propria vocazione. Nel suo caso l'Elezione (Esercizi Spirituali nn. 169-188) lo aveva reso consapevole che il Signore lo chiamava a servirlo, tra le decine di vie possibili, nella Compagnia di Gesù.
Le fonti di riferimento
Negli anni della formazione aveva capito che la fonte alla quale i gesuiti attingono la loro spiritualità non è solo una serie di importanti testi e documenti: gli Esercizi Spirituali, le Formule dell'Istituto, le Costituzioni, i Decreti delle Congregazioni Generali. È anzitutto la vita di Sant'Ignazio di Loyola e degli altri compagni fondatori [per leggere la relazione sulla decisone di fondare i Gesuiti clicca qui] e questa si fonda a sua volta nella più originaria ed originale delle esperienze vitali, quella di Gesù Cristo. Se alla base dell'essere gesuita non ci fosse Cristo, ogni consiglio, ogni regola sarebbe di ben poco aiuto, e l'esperienza di vita come religiosi sarebbe destinata all'insuccesso. Per dirla con Tommaso d'Aquino, senza la legge dell'amore qualunque legge esterna non servirebbe a niente.
I voti
Che emozione e che timore il giorno della professione religiosa! Non era stato un passo da poco: gli tremavano le gambe e la voce nel leggere le formula. Attraverso il voto di castità, povertà e obbedienza esprimeva la volontà di avvicinarsi allo stile di vita di Gesù, casto, povero e obbediente. Già dal noviziato aveva imparato che il voto di obbedienza non significa accettare un consiglio da parte del superiore, ma indica uno stile di vita: perciò si deve obbedire anche al cuoco quando si presta servizio in cucina, o al medico in caso di malattia (Costituzioni n. 84-85, 89), per non parlare del voto di speciale obbedienza al Papa, Vicario di Cristo in terra (Formula "Exposcit debitum").
La vita in comunità
La vocazione
Gli sembrava giunto il momento di estendere la verifica all'intera sua esistenza. Nel silenzio della cappellina che ormai raggiungeva a fatica iniziò l'esame di vita a partire dall'età di 20 anni. A quel tempo sentiva una non meglio identificata chiamata vocazionale. Un casuale incontro con un padre gesuita e la partecipazione ad un gruppo biblico gli avevano toccato il cuore, tanto che sentiva una propensione per la Compagnia.
Inizialmente aveva tentato di capire da solo cosa stava muovendosi in lui: divorò con voracità intellettuale la Storia della Compagnia del padre Tacchi-Venturi. Decise anche di leggere il più importante fra gli scritti di S. Ignazio, il libro degli Esercizi Spirituali, ma la lettura di questo testo gli risultava ostica, pesante, qualche parte gli faceva addirittura paura. Intuiva che da solo non ce l'avrebbe fatta, così si affidò ad una guida spirituale. Da quel momento in poi tutto risultò più comprensibile, e presto entrò in noviziato. Lì capì che non era la lettura, bensì la pratica degli Esercizi Spirituali a dare i mezzi adeguati, il tempo necessario e la possibilità di mettere in chiaro la propria vocazione. Nel suo caso l'Elezione (Esercizi Spirituali nn. 169-188) lo aveva reso consapevole che il Signore lo chiamava a servirlo, tra le decine di vie possibili, nella Compagnia di Gesù.
Le fonti di riferimento
Negli anni della formazione aveva capito che la fonte alla quale i gesuiti attingono la loro spiritualità non è solo una serie di importanti testi e documenti: gli Esercizi Spirituali, le Formule dell'Istituto, le Costituzioni, i Decreti delle Congregazioni Generali. È anzitutto la vita di Sant'Ignazio di Loyola e degli altri compagni fondatori [per leggere la relazione sulla decisone di fondare i Gesuiti clicca qui] e questa si fonda a sua volta nella più originaria ed originale delle esperienze vitali, quella di Gesù Cristo. Se alla base dell'essere gesuita non ci fosse Cristo, ogni consiglio, ogni regola sarebbe di ben poco aiuto, e l'esperienza di vita come religiosi sarebbe destinata all'insuccesso. Per dirla con Tommaso d'Aquino, senza la legge dell'amore qualunque legge esterna non servirebbe a niente.
I voti
Che emozione e che timore il giorno della professione religiosa! Non era stato un passo da poco: gli tremavano le gambe e la voce nel leggere le formula. Attraverso il voto di castità, povertà e obbedienza esprimeva la volontà di avvicinarsi allo stile di vita di Gesù, casto, povero e obbediente. Già dal noviziato aveva imparato che il voto di obbedienza non significa accettare un consiglio da parte del superiore, ma indica uno stile di vita: perciò si deve obbedire anche al cuoco quando si presta servizio in cucina, o al medico in caso di malattia (Costituzioni n. 84-85, 89), per non parlare del voto di speciale obbedienza al Papa, Vicario di Cristo in terra (Formula "Exposcit debitum").
La vita in comunità
Il vecchio gesuita dovette interrompere per qualche istante il suo esame di coscienza: un respiro profondo gli permise di riprendere. Pensò che, accanto alle moltissime soddisfazioni, durante la vita da gesuita non erano mancate le difficoltà. La vita comunitaria aveva le sue pesantezze, e in ogni caso non sopperiva alla sensazione di solitudine che periodicamente abbraccia i religiosi. A volte gli era addirittura balenato il pensiero di mollare tutto. In quei momenti di profonda desolazione si era ricordato di come aveva risolto quella sua prima difficoltà, quando aveva vent'anni:fidarsi di un uomo, un confratello per confrontarsi e farsi aiutare, e affidarsi a Dio, origine della sua vocazione, per vedere se la sua vita era ancora fondata su di Lui. Solo così trovava nuovo vigore, non solo per tirare avanti, ma anche per progredire nel "magis" [= più, meglio] (Esercizi Spirituali nn. 23, 97-98).
Orizzonti
Nel corso degli anni aveva sempre cercato di aggiornarsi e tenersi al passo con i tempi per meglio servire il Signore e avvicinare gli uomini. Quale fatica nel cercare di parlare ad un mondo sempre più secolarizzato e in perenne mutamento! A tal fine le Costituzioni caldeggiano una solida istruzione unita alla capacità di saper comunicare con la gente, attraverso mezzi classici (prediche, lezioni di teologia, catechismo) o cercando nuovi mezzi, più adatti al luogo e al tempo in cui si vive.
La Compagnia è ancora chiamata ad un ministero colto al servizio della parola di Dio, che permetta di incontrare e aiutare i vicini e i lontani, i cristiani e i non cristiani. Strumento potente e sempre attuale è la pratica degli Esercizi spirituali, finalizzati alla capacità di discernimento in vista di un impegno ecclesiale adulto. La formazione e la direzione spirituale costituiscono il nucleo del carisma del gesuita, che presenta, mediante il metodo ignaziano, prepotente e al contempo dolcissima la figura di Cristo crocifisso.
Pur non essendo personalmente predisposto all'apostolato sociale, padre Michel seguiva con simpatia e ammirazione l'operato dei confratelli che organizzavano quelle che ai suoi tempi erano chiamate opere di misericordia, orientate ai più bisognosi. Nei suoi articoli era arrivato alla conclusione che importante quanto l'aiuto alle singole persone, e forse ancor di più, è l'impegno socio-politico che influisce nel migliorare la legislazione sociale.
Stile di vita
All'interno della Compagnia ognuno deve lavorare per il regno di Dio secondo le sue propensioni, membra diverse di un unico corpo. Lo specifico di Padre Michel era la spiritualità ignaziana che amava profondamente: aveva partecipato alle ricerche sulle fonti che, a partire dal secondo dopoguerra, venivano riscoperte in tutta la loro ricchezza. Nei suoi lavori soleva adottare il termine "il nostro modo di procedere", che fin dagli scritti dei primi compagni veniva preferito al termine "spiritualità" per indicare il modo di credere, esistere e operare dei gesuiti nella realtà in cui si trovano, con i loro valori, il loro comportamento e la loro fede.
Conscio però della fragilità sua e dei compagni che "conservano tesori in vasi di creta" (2 Cor 4,7), quando negli anni della maturità fu chiamato a partecipare alla 32ª Congregazione generale aveva proposto di dare la definizione del gesuita come "un povero peccatore, ma chiamato da Dio a essere compagno di Gesù Cristo, come lo fu Ignazio (Congregazione Generale 32, decreto 2, n.1)".
In quel periodo aveva ricoperto vari incarichi di responsabilità all'interno della Compagnia. Era stato anche provinciale e come tale aveva fatto del suo meglio per applicare e rispettare le Costituzioni. Nell'organizzare la provincia aveva posto attenzione nella attenta selezione dei candidati, nellascelta di buoni superiori dotati di tutti i poteri, nell'invitare i confratelli all'unione degli animi col loro capo e fra di loro, nell'esercizio della "giusta misura" e della "carità discreta" in tutto ciò che faceva, anche nell'interpretare le stesse Costituzioni. Era convinto che una seria e serena strutturazione interna permettesse alla Compagnia di operare coerentemente anche all'esterno, come fattore di riconciliazione e moderazione.
Storicamente i gesuiti avevano sempre dialogato con i poteri religiosi a servizio della società, ma c'era sempre stata la possibilità di cadere in facili eccessi. Per questo padre Michel aveva sempre caldeggiato uno stile di povertà e di umiltà di fondo, interpretando così il senso profondo dell'espressione "minima Compagnia di Gesù".
In Dio solo la speranza
Nel momento in cui concludeva il suo esame di coscienza, padre Michel capì che le forze cominciavano a venirgli meno. La malattia stava compiendo il suo corso ma lui sentiva una strana sensazione di allegria nel ricordare come anche Ignazio, negli ultimi giorni di vita, torturato dai calcoli biliari, attendeva con gioiosa serenità l'avvicinarsi del paradiso.
Orizzonti
Nel corso degli anni aveva sempre cercato di aggiornarsi e tenersi al passo con i tempi per meglio servire il Signore e avvicinare gli uomini. Quale fatica nel cercare di parlare ad un mondo sempre più secolarizzato e in perenne mutamento! A tal fine le Costituzioni caldeggiano una solida istruzione unita alla capacità di saper comunicare con la gente, attraverso mezzi classici (prediche, lezioni di teologia, catechismo) o cercando nuovi mezzi, più adatti al luogo e al tempo in cui si vive.
La Compagnia è ancora chiamata ad un ministero colto al servizio della parola di Dio, che permetta di incontrare e aiutare i vicini e i lontani, i cristiani e i non cristiani. Strumento potente e sempre attuale è la pratica degli Esercizi spirituali, finalizzati alla capacità di discernimento in vista di un impegno ecclesiale adulto. La formazione e la direzione spirituale costituiscono il nucleo del carisma del gesuita, che presenta, mediante il metodo ignaziano, prepotente e al contempo dolcissima la figura di Cristo crocifisso.
Pur non essendo personalmente predisposto all'apostolato sociale, padre Michel seguiva con simpatia e ammirazione l'operato dei confratelli che organizzavano quelle che ai suoi tempi erano chiamate opere di misericordia, orientate ai più bisognosi. Nei suoi articoli era arrivato alla conclusione che importante quanto l'aiuto alle singole persone, e forse ancor di più, è l'impegno socio-politico che influisce nel migliorare la legislazione sociale.
Stile di vita
All'interno della Compagnia ognuno deve lavorare per il regno di Dio secondo le sue propensioni, membra diverse di un unico corpo. Lo specifico di Padre Michel era la spiritualità ignaziana che amava profondamente: aveva partecipato alle ricerche sulle fonti che, a partire dal secondo dopoguerra, venivano riscoperte in tutta la loro ricchezza. Nei suoi lavori soleva adottare il termine "il nostro modo di procedere", che fin dagli scritti dei primi compagni veniva preferito al termine "spiritualità" per indicare il modo di credere, esistere e operare dei gesuiti nella realtà in cui si trovano, con i loro valori, il loro comportamento e la loro fede.
Conscio però della fragilità sua e dei compagni che "conservano tesori in vasi di creta" (2 Cor 4,7), quando negli anni della maturità fu chiamato a partecipare alla 32ª Congregazione generale aveva proposto di dare la definizione del gesuita come "un povero peccatore, ma chiamato da Dio a essere compagno di Gesù Cristo, come lo fu Ignazio (Congregazione Generale 32, decreto 2, n.1)".
In quel periodo aveva ricoperto vari incarichi di responsabilità all'interno della Compagnia. Era stato anche provinciale e come tale aveva fatto del suo meglio per applicare e rispettare le Costituzioni. Nell'organizzare la provincia aveva posto attenzione nella attenta selezione dei candidati, nellascelta di buoni superiori dotati di tutti i poteri, nell'invitare i confratelli all'unione degli animi col loro capo e fra di loro, nell'esercizio della "giusta misura" e della "carità discreta" in tutto ciò che faceva, anche nell'interpretare le stesse Costituzioni. Era convinto che una seria e serena strutturazione interna permettesse alla Compagnia di operare coerentemente anche all'esterno, come fattore di riconciliazione e moderazione.
Storicamente i gesuiti avevano sempre dialogato con i poteri religiosi a servizio della società, ma c'era sempre stata la possibilità di cadere in facili eccessi. Per questo padre Michel aveva sempre caldeggiato uno stile di povertà e di umiltà di fondo, interpretando così il senso profondo dell'espressione "minima Compagnia di Gesù".
In Dio solo la speranza
Nel momento in cui concludeva il suo esame di coscienza, padre Michel capì che le forze cominciavano a venirgli meno. La malattia stava compiendo il suo corso ma lui sentiva una strana sensazione di allegria nel ricordare come anche Ignazio, negli ultimi giorni di vita, torturato dai calcoli biliari, attendeva con gioiosa serenità l'avvicinarsi del paradiso.
L'esame di coscienza di padre Michel ha permesso di ripercorrere e sottolineare gli elementi più belli del «nostro modo di procedere». La nostra "spiritualità" può essere comunicata pienamente solo con uno stile di vita, con un modo di procedere, mentre è difficile poterla racchiudere in brevi definizioni. Si tratta infatti di comunicare un'esperienza di vita che può essere trasmessa solo attraverso il canale dell'incontro con una persona e con una comunità.
Puoi completare la lettura andando alla pagina Gesuiti e Storia.
Puoi completare la lettura andando alla pagina Gesuiti e Storia.
Ti segnaliamo inoltre, se proprio vuoi leggere qualcosa, un ampio elenco di pubblicazioni che aiutano a conoscere e approfondire qualche aspetto del «nostro modo di procedere»:
- ARRUPE Pedro, Uomini per gli altri
Federazione Internazionale Ex-alunni, Roma 1981
e-mail: federazione@exalunnicdg.org
- CALVEZ Jean-Yves, Fede e giustizia
Cittadella Ed., Assisi 1986 - fax 075813719
e-mail: cittadella.editrice@umbria.net - CONGREGAZIONE GENERALE 34ª, Decreto n° 26
DECLOUX Simon, La via ignaziana
Ed. Borla, Roma 1990 - fax 0639376620
e-mail: borla@edizioni-borla.it - DÔTHEL Jean-Claude, Ignazio di Loyola chi sei?
Ed. CVX, Roma 1973 - fax 064871203
e mail: cvxit@rm.nettuno.it - DÔTHEL Jean-Claude, La spiritualità ignaziana. Punti di riferimento
Ed. CVX, Roma 1997 - fax 064871203
e mail: cvxit@rm.nettuno.it - GARCÍA-VILLOSLADA Ricardo, Ignazio di Loyola
San Paolo Ed., Cinisello Balsamo (MI) 1997 - fax 0266075211
e-mail: sanpaoloedizioni@stpauls.it - GIOIA Mario, Ignazio di Loyola e la Compagnia di Gesù
Ed. AVE-RdT books, Roma 1991 - fax 0815750381
e-mail: rdtna@tin.it - KOLVENBACH Peter-H., Saggi di spiritualità ignaziana
Ed. AdP, Roma 1993 - fax 066781063
e-mail: adp@adp.it - LONGCHAMP Albert, Ignazio di Loyola. Breve profilo spirituale
Città Nuova Ed., Roma 1990 - fax 063207185
e-mail: comm.editrice@cittanuova.it - ROIG Rosendo, Ignazio di Loyola
Ed. Borla, Roma 1995 - fax 0639376620
e-mail: borla@edizioni-borla.it - TELLECHEA IDÍGORAS José I., Ignazio di Loyola solo e a piedi
Ed. Borla, Roma 1990 - fax 0639376620
e-mail: borla@edizioni-borla.it
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